CULTURA
di Giovanni Faverin, Patrizia Fasson, Daniela Volpato

L’attenzione al benessere dei dipendenti sta emergendo come una leva strategica fondamentale per il successo delle aziende moderne, sia nel settore privato che nel pubblico impiego.
Numerosi studi dimostrano che creare un ambiente di lavoro positivo, basato su equità, motivazione e supporto, può tradursi in un aumento significativo della produttività e della soddisfazione lavorativa. Secondo un rapporto di Gallup (2022), i dipendenti che si sentono supportati e riconosciuti mostrano un incremento del 21% nella produttività e un calo del 41% nell’assenteismo. Un aspetto cruciale deriva dall’autoefficacia dei dipendenti, ovvero dalla fiducia nelle proprie capacità al fine di affrontare e superare le sfide professionali. Bandura, psicologo canadese, ha sviluppato la teoria dell’autoefficacia, evidenziando come essa influenzi le scelte, le aspirazioni, i livelli di sforzo e la resilienza degli individui.
Un’elevata autoefficacia è strettamente correlata al work engagement, ossia al coinvolgimento attivo e proattivo sul lavoro. Quando i dipendenti percepiscono un senso di equità e riconoscimento, tendono ad essere più motivati e resilienti, contribuendo in modo sostanziale al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Al contrario, la mancanza di equità può generare frustrazione e favorire comportamenti di disimpegno, con un impatto negativo sulla produttività aziendale. Il “quiet quitting”, ovvero la tendenza a limitarsi a svolgere il minimo indispensabile, è un fenomeno sempre più diffuso. Un’indagine di Harvard Business Review (2023) ha rivelato che il 20% dei lavoratori sopra i 60 anni riduce il proprio coinvolgimento lavorativo, spesso a causa della percezione di una mancanza di prospettive di crescita. Per contrastare questo fenomeno, molte aziende stanno sperimentando la mentorship intergenerazionale. Un esempio positivo viene da IBM, dove il programma “MentorPlace” ha migliorato il coinvolgimento dei dipendenti senior, creando un ambiente collaborativo e stimolante per tutte le generazioni. Anche il pubblico impiego non è immune da queste dinamiche. Uno studio condotto dall’INAPP (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) ha evidenziato come i dipendenti pubblici, soprattutto in settori ad alta pressione come sanità, istruzione e pubblica amministrazione, possano sperimentare un calo di motivazione ed engagement. Iniziative come il “Progetto Benessere Organizzativo” promosso da alcune amministrazioni pubbliche italiane, (Comune di Milano e Regione Emilia Romagna), hanno mostrato risultati promettenti, migliorando il clima lavorativo e riducendo il tasso di assenteismo. L’introduzione di programmi di welfare aziendale, anche nel pubblico, ha dimostrato di poter migliorare significativamente la qualità della vita lavorativa, con benefici tangibili anche per i servizi offerti ai cittadini. Anche i manager, sia nel settore privato che pubblico, non sono immuni dal rischio di quiet quitting. Pur essendo tra i più ingaggiati, si trovano spesso schiacciati tra richieste elevate e responsabilità significative, con un alto rischio di burnout. Uno studio di McKinsey (2022) ha evidenziato come i manager che ricevono supporto e formazione adeguata riescano a migliorare l’engagement dei loro team del 30%. La supervisione manageriale efficace, basata su supporto, autonomia e chiarezza degli obiettivi, rappresenta dunque un fattore chiave per il successo organizzativo. Adottare il benessere come pilastro strategico non significa limitarsi all’offerta di benefit occasionali, ma piuttosto costruire una cultura inclusiva e attenta ai bisogni di tutti i dipendenti. Le organizzazioni che riescono in questo intento non solo migliorano il clima aziendale, ma rafforzano anche la loro competitività sul mercato, attirando e trattenendo talenti e promuovendo l’innovazione. Un esempio virtuoso è quello di Google, che attraverso iniziative come il “Google Wellbeing Program” è riuscita a ridurre il turnover del 15% e ad aumentare la soddisfazione lavorativa del 25%. Il benessere aziendale non è solo una moda del momento, ma un investimento concreto per il futuro. Le aziende e le amministrazioni pubbliche che sapranno valorizzare il capitale umano attraverso politiche di equità, supporto e crescita professionale saranno quelle capaci di affrontare con successo le sfide del mercato e della società, costruendo un ambiente di lavoro sano e produttivo per tutti.