QUANDO IL RUOLO DEL GENITORE DIVENTA UNA MARATONA SENZA FINE

CULTURA

di Giovanni Faverin, Patrizia Fasson, Daniela Volpato

 

Negli ultimi anni, il “mestiere di genitore” è diventato sempre più complesso e impegnativo. Non si tratta più solo di crescere i figli, ma di garantire loro il maggior numero possibile di stimoli e opportunità fin dalla prima infanzia.

Questo nuovo modello, conosciuto come “genitorialità intensiva” o “intensive parenting”, ha portato con sé un carico significativo di stress e aspettative, influendo persino sulle scelte riproduttive delle famiglie italiane. Il concetto di genitorialità intensiva è emerso nei primi anni 2000, soprattutto nei contesti anglosassoni, per poi diffondersi anche in Italia. Questo approccio vede i genitori, in particolare le madri, come figure centrali e responsabili dello sviluppo dei figli, richiedendo un impegno costante sia a livello emotivo che economico. L’obiettivo è crescere bambini ben educati, stimolati e protetti, ma il prezzo da pagare è spesso molto alto.

 

La pressione che si crea nel seguire questo modello può essere schiacciante; le famiglie si trovano a dover conciliare lavoro, impegni personali e una presenza continua e attiva nella vita dei figli.

Questo equilibrio precario porta molte madri a dover scegliere tra carriera e famiglia, con una maggiore difficoltà a gestire più di un figlio. Non è un caso che in Italia il tasso di natalità sia in costante calo. Molte coppie, di fronte all’idea di un secondo figlio, si chiedono: “Chi me lo fa fare?”. L’intensive parenting, infatti, non solo richiede un’enorme dedizione, ma genera anche ansia e senso di inadeguatezza nei genitori che non riescono a soddisfare le aspettative imposte da questo modello.

La connessione tra genitorialità intensiva e denatalità, dunque, è sempre più evidente. L’investimento richiesto dalla genitorialità moderna può scoraggiare le coppie dal fare più figli. In Italia, dove il supporto alle famiglie lavoratrici è limitato, la situazione è ancora più critica. Congedi parentali retribuiti insufficienti, scarse politiche di flessibilità lavorativa e una rete sociale sempre più fragile rendono difficile per le famiglie gestire il carico di una genitorialità intensiva. Affrontare questo problema richiede interventi concreti. La recente “Agenda FAST” proposta in Italia cerca di contrastare la denatalità attraverso politiche mirate al supporto delle famiglie. Tuttavia, è necessario anche un cambio di paradigma culturale: riconoscere che essere un buon genitore non significa necessariamente dedicare ogni istante della propria vita ai figli, ma trovare un equilibrio sano tra il ruolo genitoriale e quello personale. In questo contesto, potrebbe essere utile riscoprire il concetto di “genitore sufficientemente buono” introdotto da Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico. Winnicott sosteneva che i genitori non debbano essere perfetti per favorire un sano sviluppo dei figli, ma è sufficiente che rispondano ai loro bisogni fondamentali con amore e presenza autentica. Questa visione più realistica della genitorialità non solo alleggerisce il carico emotivo dei genitori, ma permette anche ai bambini di sviluppare la capacità di tollerare meglio le frustrazioni e crescere con maggiore autonomia. Questa riflessione è particolarmente utile non solo per i genitori, ma anche per educatori e professionisti del welfare. Per chi lavora con le famiglie, è fondamentale promuovere un modello di sostegno che non amplifichi la pressione della genitorialità intensiva, ma che piuttosto accompagni i genitori verso una maggiore consapevolezza dei propri limiti e delle proprie risorse. Offrire spazi di ascolto e confronto, proporre soluzioni flessibili e personalizzate e supportare il benessere dell’intero nucleo familiare può fare la differenza, soprattutto nelle situazioni di maggiore vulnerabilità. Forse è il momento di chiederci: “È davvero necessario fare tutto alla perfezione o possiamo permetterci di essere ‘sufficientemente buoni’?”. Spostare il focus dalla performance genitoriale alla serenità familiare potrebbe non solo alleggerire il carico di molte famiglie, ma anche aprire la strada a nuove nascite e ad un futuro più sostenibile.